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18 ottobre 2007
ore 15.00
 
tavola
rotonda
23 giugno
2007
ii ed.
festa di san giovanni
novembre -
dicembre 2006
LUOGHI, MUSICHE, RACCONTI DEL
MEDIOEVO
Storia e cultura
nel quartiere Saragozza
16
dicembre 2006
concerto
museo
internazionale della musica
24 giugno
2006
I ed. festa
di san giovanni
Bologna, 18 ottobre 2005
Medioevo
al tramonto?
Tavola rotonda
(Bologna, 18 ottobre 2006)
Medioevo falso
Tavola rotonda
La rotonda
della Madonna del
Monte a Villa Aldini, Bologna
(foto
R. Sernicola)
Uno
degli edifici più caratteristici e visibili dei colli bolognesi, che
coronano verso sud la città storica, è Villa Aldini. La celeberrima
villa nacque per impulso di una celeberrima personalità: Napoleone, in
una cavalcata che fece il 24 giugno 1805 sui primi colli di Bologna,
vedendo lo splendido panorama che si godeva dal colle dell’Osservanza,
si rammaricò con il suo ministro Antonio Aldini che lì non sorgesse una
villa che ne potesse profittare. Non sarà un caso che già da tempo
l’Aldini si fosse assicurato a prezzi ottimi sia il convento che la
chiesa della Madonna del Monte e avesse anche, quella primavera, già
iniziato a sgomberarli degli oggetti sacri. L'avvocato Antonio Aldini è
una figura chiave della Bologna napoleonica, ma quasi una cometa che
brilla per poco tempo di una luce vivissima e poi scompare. La sua villa
fu iniziata sotto la direzione di Giuseppe Nadi nel 1811 (in essa la
rotonda romanica doveva servire per sala da musica o da pranzo), ma nel
1816 (Napoleone era caduto e con lui le fortune dell’Aldini) fu
abbandonata e non raggiunse mai la completezza della decorazione e l’uso
per il quale era stata costruita.
Sul retro di
Villa Aldini dunque, dopo il restauro che provvidenzialmente Guido
Zucchini condusse nel 1939, si possono vedere gli ultimi resti
dell’antichissima chiesa rotonda di S. Maria del Monte, che fu un eremo
femminile. Attorno alla sua costruzione fiorì una leggenda, messa per
iscritto da Graziolo Accarisi nel 1459 e ripresa e ampliata in seguito
da Gerolamo Burselli e Leandro Alberti: nel 1116 Picciola, figlia di
Alberto Galluzzi e vedova di Ottaviano Piatesi, stava costruendo una
chiesa sul colle allora chiamato di S. Benedetto e le apparve una
colomba, che con il becco trasportò tante pagliuzze e pezzetti di legno
fino a formare un grande cerchio. Il vescovo a cui Picciola raccontò
l'episodio lo comprese solo dopo che ad un religioso comparve in sogno
un angelo: il vescovo bolognese, che era allora Vittore II, consigliò a
Picciola di obbedire al segnale divino e di dare la forma circolare alla
pianta della chiesa che si andava costruendo. Lo stesso segnale divino,
una colomba, apparve all'abate Bernardo che fondò Chiaravalle della
Colomba nel Piacentino, all'inizio del XII secolo; una colomba apparve a
s. Gaucher – ricorda ancora G. Zucchini – al momento di decidere dove
fondare, presso Limoges, il monastero di s. Giovanni d'Aurel.
Al di là della
leggenda, che sotto forme poetiche spesso riprende elementi veritieri,
la pianta della nostra chiesa è un cerchio pressoché perfetto, quasi
perfettamente orientato secondo i punti cardinali, ma gli elementi della
sua costruzione rispondono a misure e proporzionamenti in parte derivati
dal mondo romano e in parte dal nuovo mondo costruttivo medievale, come
nel coesistere di elementi architettonici misurati in piedi romani con
altri espressi in piedi bolognesi. Questo singolare fatto, notato da
Franco Bergonzoni, ci parla di un edificio costruito a cavallo fra due
momenti della storia architettonica di Bologna, nel momento di passaggio
dall'antico sistema metrico romano a quello locale, di stampo medievale.
Una data
vicina all'inizio del XII secolo pare comunque probabile per la
fondazione della chiesa per il grande fiorire di istituzioni religiose
che contraddistinse la storia bolognese, anche per la zona collinare
prospiciente la città: basti ricordare la fondazione nel 1140 dell'eremo
di Ronzano, attribuito ad un'altra Piatesi, Cremonina, o la costruzione
di S. Maria del Monte della Guardia per custodire la tavola che si
riteneva dipinta dall'evangelista s. Luca nel 1194, o la fondazione nel
1117 della canonica di S. Vittore in un oratorio preesistente. La chiesa
è comunque ricordata nel 1205 come appartenente al monastero benedettino
di S. Felice e viene ad esso confermata dal pontefice Innocenzo III. Nel
1221 sul colle di S. Benedetto e nel monastero di S. Maria del Monte
sostò già gravemente ammalato s. Domenico ma, sentendo vicina la morte,
si fece trasportare di nuovo nel convento cittadino per assicurare ai
suoi frati il possesso del suo corpo. Nel Quattrocento la chiesa fu
unita al monastero cittadino di S. Procolo, riformato con l'entrata
nella congregazione di S. Giustina, e continuò il favore di cui godeva
in precedenza presso la cittadinanza e presso uomini politici bolognesi
e non e che si concretizzava in donazioni e lasciti: Nicolò d'Este
marchese di Ferrara visitò la chiesa nel 1382 per sciogliere un voto
compiutosi, Giovanni I Bentivoglio vi lasciò la propria armatura e le
armi in offerta alla Madonna. Proprio a partire dal XV secolo la chiesa
fu anche chiamata S. Maria della Vittoria, poiché si attribuì alla sua
protezione la vittoria riportata a S. Giorgio di Piano dalle truppe
bolognesi guidate dai Bentivoglio sui Milanesi il 14 agosto 1443. Da
allora il governo bolognese ordinò una solenne cavalcata in processione
di tutte le compagnie spirituali e commerciali e artigianali, in
ringraziamento per la libertà recuperata e per chiedere alla Madonna di
proteggere la città da calamità naturali. Nel nuovo fervore di devozione
cittadina per la Madonna del Monte si compirono per impulso del
cardinale legato Bessarione anche lavori edilizi che mutarono il volto
della chiesetta romanica, con l'aggiunta di una cappella e di un atrio
d'entrata (demoliti nell'Ottocento). Nel Seicento molte delle pitture
della chiesa, guaste dal tempo, furono sostituite da un ciclo di
affreschi di G. B. Cremonini (anch'esso cancellato per la costruzione di
Villa Aldini).

(foto R. Sernicola)
Quel che resta
della rotonda è famoso oggi per l’immagine della Madonna e per gli
affreschi di Apostoli, che risalgono alla seconda metà del XII secolo,
esempio prezioso e raro di arte romanica bolognese, nella scia delle più
famose miniature. Altri elementi della decorazione architettonica o
artistica, studiati da Ivanka Nicolajevic, permettono di assegnare al
XII secolo questa costruzione: da un lato le arcatelle cieche che ornano
il cornicione esterno ci parlano di un edificio sacro protoromanico che
ha subito l'influenza di monumenti ravennati; dall'altro i piatti e
bacini ceramici murati all'esterno sono stati riconosciuti come una
ripresa effettuata nel XII secolo di elementi derivati dalla tradizione
romana. Oltre a queste considerazioni, anche gli affreschi dunque ci
permettono di affermare che l'edificio e la sua decorazione furono
eseguiti nel XII secolo, dal momento che gli affreschi con gli Apostoli
e la Madonna trovano analogie stilistiche con modelli veneziani del
secondo decennio del secolo e presentano caratteristiche simili alle
miniature del famoso codice bolognese Angelica 123.
Paola Foschi
Per saperne di più:
G. Zucchini,
La Madonna del Monte di
Bologna, Bologna
1939;
I. Nikolajevic - F.
Bergonzoni - F. Bocchi,
Arte romanica a Bologna.
La Madonna del Monte, Bologna 1973;
P. Foschi,
Gli ordini religiosi
medievali a Bologna e nel suo territorio,
in Storia della Chiesa di Bologna,
a cura di P. Prodi e
L. Paolini, Bergamo 1998, pp. 463-499.

planimetria della Rotonda
(ipotesi ricostruttiva di R. Sernicola)
Per
visite guidate: tel. 328.8739327
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